buon viaggio, masnà

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Natale, anche se non sei il tipo

Natale di libri, ma non solo. Sempre su Cultweek, e qui l’originale

Con te il Natale non attacca. Niente magia, niente miracolo, niente di niente. Probabilmente finirai come il vecchio Scrooge, una notte ti toccherà la visita degli spiriti. L’accoppiata Natale-Capodanno poi, quella la consideri letale. Buoni sentimenti-buoni propositi. Hai i tuoi motivi, ma non è il caso di tirarli fuori ogni volta. E dovresti smetterla di dire a tutti che vorresti svegliarti il 7 gennaio. Non sei quel tipo di persona, non così snob.

Quello che ti fa innervosire davvero è il bilancio di fine anno. Che in sé non sarebbe una brutta cosa. Anzi, bilancio è una bella parola concreta, da ragioniere, e i ragionieri capiscono il mondo (Sorrentino su Sette). Affrontano la complessità armati di molte righe e due sole colonne: Entrate/Uscite. Un’attività che li obbliga a fermarsi e suddividere il tempo in trimestri, semestri e annualità, e poi ragionare su quel che è andato bene e quel che non ha funzionato. Invece in Rete, in Tv e sui giornali, insomma ovunque, registri tutto un fiorire di elenchi compilati perlopiù senza criterio esplicito, senza l’intelligenza dei commercialisti, vorresti dire. Concepiti in partenza come liste della spesa, in ossequio, questo sì, alla natura marcantile della faccenda: canzone dell’anno, artista dell’anno, film dell’anno, libro dell’anno, best of. Sì, ma, e la complessità? E il ragionamento? Continua a leggere


Skopje, o cara

20161016_153722Questo articolo è uscito su Cultweek il 19 novembre del 2016. Qui trovate l’originale. L’ho scritto di ritorno dal mio viaggio nella capitale della Macedonia, che non conoscevo e dove sono stata invitata dal locale Comitato della Dante Alighieri.

Dei Balcani non so quasi niente, giusto quel che si trova nei libri di scuola. E meno ancora so di quel pezzetto di Balcani che si chiama Macedonia: la falange macedone irta di picche come un istrice, Alessandro Magno che conquista il mondo a vent’anni, cose così. Di Skopje, la capitale, so che da queste parti è nato l’imperatore Giustiniano, che nel 1963 un terremoto l’ha quasi rasa al suolo e che ci ha appena giocato la Nazionale. E non sapendo quasi niente dei Balcani, della Macedonia e di Skopje, all’idea di andarci mi è venuta un po’ di paura. Niente di paralizzante, piuttosto uno stato di allerta, quel sudorino tra le scapole quando superi la fila di tir in autostrada. Vai tranquilla, ti dici, ma fa’ attenzione. Continua a leggere


letteratura? non è un lavoro da donne

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La letteratura non è un lavoro da donne, disse Robert Southey, poeta laureato e mezzo parente di Coleridge, a Charlotte Bronte. Tutti i dettagli nella sesta puntata del mio Manuale per scrittori di successo, qui sotto e naturalmente su Cultweek.

Il 29 dicembre 1836 Charlotte Brontë ventenne imbusta un fascio di sue poesie, acclude una lettera di accompagnamento, raggiunge l’ufficio postale dell’oscuro borgo in cui vive e spedisce il plico a Robert Southey, poeta laureato e mezzo parente di Coleridge. La giovane chiede un parere e un paio di mesi dopo Southey le risponde cortese, ma secco: «La letteratura non può essere impegno femminile, non lo dovrebbe essere. Intenta a disimpegnare i doveri del suo stato (her proper duties), non potrà dedicarsi allo scrivere, anche solo come evasione e passatempo». Sono buoni i testi di Charlotte? Sono una schifezza? Non importa: la letteratura non è un lavoro da donne. Continua a leggere


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