La recensione di Giovanni Pacchiano – Il sole 24 ore

La bibliotecaria detective

Giovanni Pacchiano- «Il sole 24 ore » – 15 luglio 2007

Basta una pagina de L’Amante di città, il romanzo d’esordio di Raffaella Romagnolo, trentasei anni, di Ovada, a mostrare che siamo di fronte a una scrittrice di valore: brillante, spiritosa, capace di rendere in poche righe i tratti e gli stati d’animo dei suoi personaggi. E però, tra le altre, una pagina è irresistibile. Quando Giovanna, una bella bibliotecaria di trentacinque anni, bionda, con uno sguardo azzurro incantatore, tocca il settimo cielo. Perché “lui”, finalmente, il maresciallo De Luigi (il protagonista), invischiato in un’inchiesta complicata – l’assassinio di un docente universitario di Storia, l’antipatico Corrado Pintore – e curato a vista da un sostituto procuratore, servitorello di politici che proteggono l’usuraio della zona, sospettato del delitto, lui, dunque, il timido, introverso Ernesto De Luigi, l’ha invitata all’«Appuntamento della Vita». A pranzo. Lei, la Giovanna, gli corre dietro da un pezzo, ma chissà perché, De Luigi stenta a fare il primo passo.
E così la bibliotecaria innamorata sta per chiudere i battenti della sala sempre deserta o quasi («gli italiani non leggono, santiddio»), quando arriva «l’Intellettuale In Vacanza». Proprio a lei doveva capitare questa piaga? Lui le chiede a raffica, in sequenza, che fine abbia fatto la Tamaro, E la Mastrocola? E Maggiani, invece? E quest’ultimo Faletti, come l’ha trovato? Vuole farsi bello e le fa perdere tempo. E’ infuriata, la Giovanna: gli risponde tra sé e sé, e senza censure. Mastrocola? «A quest’ora scolerà gli spaghetti, come tutti i cristiani». E Maggiani? Certo «all’ora di pranzo non scoccerà la bibliotecaria del suo paese che, finalmente ha avuto l’Appuntamento Della Vita. Quanto a Faletti, «a noi ci mancava giusto Faletti» (condividiamo)…
Ci diverte, in questo giallo che è anche una storia d’amore, il volare leggero dell’autrice sulla letteratura e sui nomi famosi, a buon diritto o meno, nell’opinione corrente. Ci diverte e incanta, anche, il suo rifare pari pari, con disinvoltura e un po’ di malizia, climi e scrittura di Fruttero & Lucentini (garbo, ironia, apparente svagatezza). Senza poi dimenticarsi di ammiccare a Gadda, nel costante andamento digressivo della trama. Ambientata in una cittadina di provincia: nome fittizio, Limena (non sarà per caso Ovada?) e con tanti pettegolezzi da paesone su due delitti che si sono susseguiti a distanza di dieci anni. Una vecchia nobildonna decaduta e – s’è già detto – un odioso professore schiavo del gioco e pieno di debiti. Sono casi in apparenza scollegati, se non fosse che De Luigi indaga. E chissà che non lo aiuti la forza dell’amore.
Di proposito la Romagnolo lascia sfocata la figura del maresciallo-protagonista, di cui non dà un ritratto. E’ il romanzo di tante voci (ancora Gadda) che le interessa; il ronzio delle tante opinioni sul delitto (e sulla vita) che si affollano. Né importa che il lettore più attento, a tre quarti del romanzo, possa far centro sul colpevole. Troppo brava la Romagnolo per sporcarsi con arzigogoli: sono stile e spirito del libro quelli che contano. E molto.

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