Nerissimo

Leggo Settanta acrilico trenta lana, della catanese Viola Di Grado. Esordiente , giovanissima, ha vinto da poco il Campiello Opera Prima. E’  una storia nerissima,  come capita di incontrarne poche, con un finale di ghiaccio, e a voler buttar lì un nome verrebbe in mente, non so… Agota Kristof, per dire.

Il romanzo avanza in un monologare convincente, coinvolgente, acceso di metafore. Troppo cupe e soprattutto troppe, per il mio gusto. Perchè a tratti la quantità ti sommerge, rischi di non vederle più, di perderti la loro cristallina qualità.

Questo cercare di sostenere la narrazione con armi così smaccatamente letterarie, più che di stile, credo sia una piccola, deliziosa, spia di giovinezza.

Forse l’unica, in questo romanzo così tecnicamente maturo. Ma la storia filerebbe via anche con sfrondando qualche immagine, filerebbe via svelta avvolgendoti ancor di più nel suo soffocante clima cimiteriale. Perchè l’autrice è brava, brava davvero. Deve solo crederci.

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