la recensione di Daniele La Corte

Tre donne vincono in Monferrato

di Daniele La Corte

Il secolo XIX del 4 marzo 2012

Nel muoversi dei personaggi, rigorosamente femmine, tre generazioni a confronto per estrapolare un mondo contadino fatto di stenti, ma in grado di sopravvivere alle vicende più aspre. Donne, ma soprattutto bambine. E da qui “masnà”, che in piemontese significa cucciolo di uomo. E’ l’ultima fatica di Raffaella Romagnolo, giornalista e scrittrice che attraverso la vita quotidiana al femminile spazia dalla periodo bellico fatto di angherie e resistenza, al dopoguerra impregnato di ricostruzione e di industrie per giungere ai giorni nostri. Nonna, madre e nipote sono le protagoniste di “La masnà” (Piemme, 334 pagine, 16,50 euro), romanzo dedicato a Claudio Tempo, giornalista scomparso, per molti anni critico musicale del Secolo XIX. Il libro verrà presentato dall’autrice martedì alle 17,30 a Palazzo Doria-Spinola, largo Eros Lanfranco. Interverranno Bruno Morchio e Giorgio Bertone con letture di Alessandro Damerini.

Masnà, bambino in piemontese, ha permesso a Raffaella Romagnolo di sviluppare un’opera affascinante costruendola sull’infanzia e sull’evoluzione storica attraverso momenti storici diversi. C’è Emma Bonelli, la nonna, che da una borgata sulle colline lussureggianti del Monferrato, quelle che guardano verso il mare pensando a Genova, mette in moto la vicenda della contadina costretta alla fatica quotidiana, al matrimonio non desiderato, ai figli cresciuti a fatica. Un spaccato dove la fatica, unica compagnia, è soprattutto donna. Siamo alla tragedia provocata dall’Italia fascista con chiaroscuri che riflettono nella prima protagonista del romanzo lo spirito di ribellione che il popolo covava, sia in città che nelle campagne. Poi Luciana, la figlia, che assapora la Liberazione, il ritorno alla democrazia, ma soprattutto il lavoro sicuro in fabbrica, la voglia di stare fra la gente in un Paese uscito dall’insicurezza e dall’oppressione. E ancora Anna, l’ultima delle “masnà”, nata negli anni Settanta, in un mondo rivoluzionato rispetto a quello della nonna, ma anche della mamma. Così racconta Romagnolo, muovendo i personaggi in modo lento perché attenta al particolare, alla descrizione minuziosa di realtà in grado di riproporre momenti storici eccezionali. L’autrice, piemontese anche lei, descrive la famiglia delle sue campagne in maniera realistica perché, nata a Casale Monferrato e abitante a Ovada, conosce perfettamente un territorio, non sempre facile, dove le donne erano il fulcro della casa, della cascina, delle case coloniche per poco simbolo di potere, ma soprattutto di fatica e dolore. In “La masnà” c’è tutto per far rivivere la saga delle tante Emma, Luciana, Anna d’Italia, di contadine, operaie e studentesse che hanno ricostruito il Paese. «Ho dedicato il libro a Claudio Tempo, mio vero maestro» dice la Romagnolo « “La masnà” è un romanzo di formazione, anche se anomalo. La sua scuola di giornalismo e di vita trasmessa da Tempo mi ha permesso di crescere. Nel mio lavoro, però, non c’è un protagonista che cresce e trova un suo posto nel mondo. Mi piace pensare che il cambiamento vince anche così: una generazione dopo l’altra e insieme all’altra».

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