la cugina Angela

Ho scritto questo articolo per «Grazia» del 21 novembre 2013.

Le donne che vivevano sulle colline tra Tanaro e Po, 42 anni fa, andavano a partorire all’ospedale di Casale Monferrato. Così mia madre. Poi ci trasferimmo, e a Casale tornavamo, di tanto in tanto, a trovare una cugina di mio padre, che faceva la maestra. Era una donna di una bontà da libro Cuore, una “signorina” che a me pareva una gran signora, con lo scamiciato e al collo la medaglietta con la Madonna. Quando arrivai alle Elementari, mi chiese di mandarle delle lettere, che lei avrebbe corretto. “Hai scritto emozzionediceva –“ma all’emozione basta una zeta”.

Da grande ho scoperto di essere nata nella città dell’amianto. No, la città del mesotelioma pleurico, il cancro che ti viene se hai respirato fibre di amianto. Ho scoperto che ne basta una, di fibra. Un respiro, una pagliuzza. Si addormenta da qualche parte per anni – decenni – poi un bel giorno si risveglia e ti devasta. Ho scoperto che i morti sono oltre tremila. Cominciavano a morire quando noi caricavamo i bagagli su una giardinetta che sapeva tanto di campagna. Operai, ma anche bottegaie, impiegate, medici, giornalisti. E ho scoperto che in tutti questi anni in cui la mia vita è scivolata altrove, i miei concittadini hanno combattuto una guerra, e per lottare hanno inventato armi che non esistevano e adesso sono lì, disponibili, per tutti. Strumenti legislativi (la legge del ’92 di messa al bando dell’amianto) e giurisprudenziali (la sentenza del tribunale di Torino, che ha condannato i proprietari dell’Eternit). Strumenti utili per interpretare il diritto al lavoro e alla salute nel mondo nuovo, e combattere un certo capitalismo di rapina, che della globalizzazione ha fatto il suo campo di gioco e la sua scusa.

Perché la questione amianto non riguarda solo la provincia italiana. Se potete, guardate il documentario “Polvere”, girato da Bruna e Prandstraller. C’è il processo Eternit, ma anche tanto Brasile, e Canada, e India. Per riuscire a vederlo ci vuole fortuna o molta determinazione, visto che la televisione italiana, a quanto ne so, non lo ha mai trasmesso. So che gira, però. Io l’ho visto in una piccola sala cinematografica, e davanti alla resistenza e alla capacità di inventarsi leggi, strategie e alternative dei miei concittadini, mi sono sentita orgogliosa ed “emozzionata”. La cugina di mio padre, che si chiamava Angela Bocca, è morta il 6 dicembre 2010, di mesotelioma pleurico. E mi piace pensare che no, neanche in questo caso avrebbe lasciato correre sull’eccesso di zeta.

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