Paoletta su l’Indice

Di seguito la recensione di Tutta questa vita sul numero di gennaio 2014 della rivista L’indice dei libri del mese, a firma di Stefano Moretti.

Si dice che ogni storia ha – o almeno dovrebbe avere – una sua voce, uno stile e una forma che meglio si prestano a raccontarla. Dopo aver temprato la penna nel giallo dell’Amante di città e affrontato il grande romanzo familiare con il passo sicuro della Masnà, Raffaella Romagnolo ha deciso di cambiare registro, voce e storia offrendoci un tuffo nel presente. Anche questa volta il punto di vista privilegiato è quello di una donna: un’adorabile e timida sedicenne, affetta da bulimica e da un ostinato, lucido quanto spassoso senso della realtà. Il suo nome è Paola de Giorgi, ma tutti la chiamano Paoletta. Legge molto, Paola, da Anna Karenina a Harry Potter: i libri sono i suoi compagni fedeli, attraverso cui guarda e capisce il mondo. Ma soprattutto scrive. Scrive un diario, con carta e penna, perché il suo profilo Facebook viene aggiornato il minimo indispensabile, giusto per non dare nell’occhio. Diretto lettori a immaginari e inesistenti, il diario di Paoletta è il libro che leggiamo. Un diario in cui Paola racconta della sua diversità e di come il suo mondo e la sua famiglia sono stati travolti da uno scandalo.

Le pagine che Paola scrive sono rivolte a noi lettori che, come la sua amica Carmen, esistiamo solo nella sua mente. Già nel “patto” tra autore e lettore Tutta questa vita si propone quindi, con ironia, come un gioco serio sull’arte di essere adolescenti, sulla possibilità di “leggere” il mondo, la vita, anche grazie a un libro. Paoletta non legge Moccia e Fabio Volo, per questo i suoi pensieri, le vicende che travolgono la sua famiglia, il senso della diversità con cui è costretta a fare i conti sono raccontati con un altro stile e un’altra lingua. Il suo riferimento è Salinger e, come l’«infanzia schifa» raccontata da Holden Caulfield, i pensieri di Paola tengono i lettori, immaginari o no, attaccati alla pagina. Così è successo al recensore che, a rigor di logica, non dovrebbe neppure esistere. Un recensore che ha particolarmente apprezzato la costruzione del romanzo, il suo ritmo reso sincopato e intrigante dal susseguirsi delle digressioni (vera passione di Paoletta e di tutti i grandi scrittori), il fitto susseguirsi dei rimandi alla letteratura, al cinema, alla musica. Ma i ferri del mestiere sono abilmente nascosti e la voce che Romagnolo presta a Paoletta è quella di un’adolescente di oggi, che non indugia in giovanilismi stereotipati, che parla del suo mondo privato, condiviso solo il fratello Riccardo, detto Sfi’. Anche Riccardo è un “diverso”: gravemente disabile dalla nascita, si muove su una carrozzella e parla con difficoltà. Per Paola è più di un fratello, è un saggio consigliere, un inseparabile compagno di avventure. Anche se lo chiama Sfi’, come Sfigato, Paoletta nutre per lui un amore senza condizioni.

Tutta questa vita è la storia di questi due fratelli, due esistenze toccate dalla diversità come da una grazia particolare, che permette loro di arrivare al senso delle cose prima e meglio degli altri componenti della ricca famiglia di cui fanno parte. Ogni pomeriggio i due escono per una passeggiata, ordinata dalla madre per far dimagrire Paoletta. Disobbedendo agli ordini, dopo aver comprato patatine e schifezze varie Paola spinge la sedia a rotelle di Richi verso le Margherite, un complesso di case popolari costruite dal loro nonno materno. Attorno a questo quartiere popolare si svolge la vicenda: orgoglio del nonno (che non ha altro nome se non quello di “Dottore”) e fonte della fortuna di famiglia Costa – de Giorgi, la costruzione di quei palazzi ha segnato un inspiegabile e misterioso trauma per la madre, un mistero di cui Paola non sa nulla e di cui nessuno in famiglia vuole parlare. Alle Margherite Paola incontra Antonio, il primo ragazzo capace di farla sentire desiderabile, mentre Richi trova finalmente un amico col quale giocare a scacchi. Altro della trama non è opportuno dire, se non che la costruzione delle Margherite è centrale nella vicenda e che c’è qualcosa sotto al silenzio della madre e del padre. Il padre e il mitico nonno defunto sono uomini sfuggenti e irresponsabili, un po’ come i personaggi maschili che avevamo trovato nella Masnà. Questi uomini deludenti sono però riscattati da personaggi popolari come Antonio Ferrari, figlio di un operaio, e Pietrangelo Buttita, giardiniere “terrone” che ha amato per tutta la vita la nonna di Paoletta. Messi a confronto, sembra che i rapporti più profondi siano quelli che superano il divario sociale, che passano il confine tra le periferie popolari e l’isola felice e ricca in cui è rinchiusa la diversità di Paola e Riccardo.

Ironico e profondo, Tutta questa vita è un libro fulmineo, con il quale Romagnolo prosegue, con intelligenza e sensibilità, il suo personale scandaglio dell’animo femminile, ma è anche, sotto le mentite spoglie di un romanzo adolescenziale, uno sguardo accorato in quelle brutte faccende che sono la storia e la società del nostro malconcio Paese.

Stefano Moretti

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