arcadia è bello tutto

Arcadia Lauren GroffArcadia di Lauren Groff (Codice Edizioni) è bello tutto. Dall’immagine che apre il romanzo ala fine degli anni Sessanta (“Le donne che cantano, nel fiume. E’ il primo ricordo di Briciola, sebbene all’epoca non fosse ancora nato») al chiudersi della storia nello stesso luogo, mezzo secolo dopo, il protagonista che «basta a se stesso e nel mondo tutto va per il meglio». In mezzo, la creazione di una comune nello stato di New York, i sogni, le fatiche, le passioni, il dissolversi della comune, il disperdersi dei protagonisti nella grande città, l’amore ultima illusione e unica certezza, il ritorno.

Ci sono passi straordinariamente limpidi e pagine magistrali. Tra tante, scelgo quella dedicata alla morte – per eutanasia –  della madre del protagonista Briciola. Donna tormentata, traboccante d’amore, chiusa in periodi di depressione plumbea durante la giovinezza, solida nella maturità, resa saggia dal cammino accidentato che è stata una vita in bilico tra aspirazione alla libertà e sogno di comunità. Piegata, in ultimo, da una malattia feroce come la SLA. Andate a pagina 362, la scena della morte, dicevo. Il nostro essere fratelli e sorelle – comunità – nella sofferenza, ecco, difficile raccontarlo meglio.

 

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