ripassate, per favore

Fitzgerald mare

Qui sopra Francis Scott e Zelda Fitzgerald a Myrtle Beach, nel giugno del 1937. Ma ci va in vacanza lo scrittore di successo? Per chi si fosse perso qualche episodio, ecco qui un riassuntino delle puntate precedenti. Il mio manuale per scrittori di successo lo trovate tutto intero su Cultweek

Ma ci va in vacanza lo scrittore di successo? Con argomenti inoppugnabili Natalino Balasso è convinto di sì (guardatelo, dura solo due minuti). Sentiamoci quindi autorizzati a far le valigie, che se ne riparla a settembre.

Se però qualcuno provasse un certo senso di colpa a mollare tutto (i sensi di colpa sono frequenti negli scrittori di successo), ecco un riassuntino delle puntate precedenti, così in ferie ripassate. 

Prima regola: lo scrittore di successo è uno sgobbone. Anthony Trollope è morto a 67 anni, ha lavorato (a tempo pieno) alle Poste per 33 e ha scritto 47 romanzoni. Lavorava sempre. Neanche riusciva a godersi un the in santa pace, figurarsi le ferie.

E guardate che la sgobboneria non è solo la regola dei romanzieri vittoriani. Al momento sto leggendo Il maledetto di Joyce Carol Oates (625 pagine, bello). E’ ambientato nella Princeton del 1905. Nella nota finale l’autrice ci informa di aver consultato 14 libri di cui 8 opere biografiche dedicate a Woodrow Wilson, cioè non esattamente letture da ombrellone. Ora, Oates è una scrittrice americana di successo (cioè il massimo degli scrittori di successo) e Il maledetto è solo uno degli oltre cento libri che ha pubblicato. Cento. Di cui oltre quaranta romanzi e ventotto raccolte di racconti. Al confronto Trollope è un pelandrone, ma che io sappia Oates non ha mai lavorato alle Poste.

Seconda regola: se volete essere autori di successo, siate autorevoli come dentisti. E’ lunga da spiegare, rileggetevi la storiella qui.

Terza regola: è un mestiere pericoloso, quindi armatevi di coraggio. Oltre a Stephen King, questa cosa la spiega benissimo Giuseppe Pontiggia in una delle sue lezioni radiofoniche. Non ricordo quale, ascoltatevele tutte, ch’è tutta salute. Ad un certo punto Pontiggia racconta di una signora cui non mancava nulla per sfondare: buone idee, visione originale, tecnica adeguata. Ma le mancò il coraggio. Triste, vero? Meglio farsi due domande prima, allora.

Quarta regola: lo scrittore di successo vuole essere letto. Niente libri benintenzionati che nessuno legge, insegna Garcia Marquez. Attenti: non tirate dritto pensando che la quarta regola sia una banalità: questa è l’Italia, ragazzi, patria di Gianbattista Marino e di troppi contemplatori di ombelico che nessuno legge.

Quinta regola: la sensazione sgradevole che a volte provi (inadeguato, fuori posto, sbagliato), la fame d’altro che di tanto in tanto ti assale, ecco, quella roba lì va bene. Non basta, ma serve. Vedete un po’ che meraviglie ha fatto in Paolo Conte. E se vi state chiedendo cosa c’entri Paolo Conte con un manuale per scrittori di successo, mi sa che non ci siamo.

MORALE: nessuna per questa volta. Siamo in vacanza, dai.

 

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