Destino sul Corriere

Su La Lettura del Corriere della Sera del 25 novembre 2018 Ermanno Paccagnini recensisce «Destino».

Quarantacinque anni di storia italiana attraverso lo sguardo e i ricordi di chi, il 6 marzo 1946, rimette piede nel borgo da lei abbandonato a 17 anni con decisione improvvisa, dopo aver assistito casualmente al bacio che la suamigliore amica dà a quel fidanzato che ella avrebbe dovuto sposare di lì a pochi giorni. Una fuga che porta Giulia Masca a far perdere le tracce, recandosi a Genova attraverso strade non battute per imbarcarsi sul piroscafo Werra alla volta di New York, con un biglietto che porta scritto «Destino». Nella città americana sbarca il 30 marzo 1901, ritrovandosi nella grosseria dell’immigrato italiano Libero Manfredi, ove però sviene, con pericolo per la
creatura che porta in grembo, subito soccorsa dall’anziano proprietario che però
ben presto se ne innamora e la sposa.

Questa la «scappatoia» offerta «dalla vita» a colei che, come Mrs Giulia Masca,
45 anni più tardi torna nel natio Borgo di Dentro, a cavallo tra Piemonte e Liguria,
insieme al figlio Michael, con il quale è venuta sviluppando riccamente l’attività
del marito dopo la sua morte. Un angolo di terra che si presenta diviso tra «il puzzo
di fogna» del Borgo di Dentro e la Cascina Leone, nella quale abita la famiglia
di mezzadri dell’amica-sorella traditrice Anita, che porta un nome omaggiante
Garibaldi, al pari dei suoi fratelli, di nome Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio; e sul quale governa la residenza del marchese Franzoni.
Un paese e due grandi protagoniste, Giulia e Anita: amiche-sorelle nate a pochi
minuti l’una dall’altra, la prima a Borgo di Dentro, la seconda nella Cascina Leone.
E sulle quali si viene costruendo un romanzo corale, sottolineato dagli alberi
genealogici posti a inizio di ciascuna parte, che, pur ristretto nei 4 giorni della visita
di Giulia in Borgo di Dentro (6-10 marzo), proprio sulle rispettive famiglie
si apre a un intero mezzo secolo rivissuto in parallelo su due sponde. Così con Giulia
si ha il versante americano di quei decenni, ove all’indipendenza economica
che Libero ha saputo costruirsi in quella Mulberry street («via del Gelso»: il nome
evoca i bachi da seta con cui la ragazza Giulia lavorava in Italia) fanno riscontro le difficoltà conosciute dagli emigranti sia nella quotidianità che nei momenti della Grande Storia, si chiamino guerre, proibizionismo o Wall Street. Con Anita e la sua famiglia si rivivono invece le ripercussioni della Grande Storia sugli abitanti di quel Borgo nei momenti delle due Guerre, degli anni del fascismo, della Resistenza.
Quarant’anni ricostruiti sì negli avvenimenti, come ad esempio quello della caduta
della diga di Molare, ma soprattutto attraverso la prospettiva dei singoli personaggi:
si tratti di guerre, scioperi, disgrazie, come i vitigni devastati da fillossera, peronospera e mal bianco. Un passato che, nonostante il successo, Giulia non riesce a dimenticare, tormentata dal non poter conoscere quanto è nel frattempo là avvenuto; anche perché mai quella tirannica madre Assunta ha risposto alle sue numerose lettere, alle quali
allegava anche soldi, che Assunta conserverà solo al fine di crearsi una tomba mausoleo. Così come soffre della mancanza di Anita, di cui, nonostante lo «sgarbo» dell’averle sottratto il fidanzato Pietro Ferro, il cui figlio Giulia si è portata in grembo in America, «sente di averne bisogno».

Di qui quel ritorno organizzato da Michael a quella terra che le appare desolata,
che ha avuto morti per mano fascista e per rappresaglie naziste, nella quale Giulia,
tra curiosità, «smania» e «paura», vorrebbe «scoprire qualcosa che non sa, che chiuda anche questa faccenda una volta per tutte, aggiusti i conti».
Tanti momenti e tanti fatti, in Destino. E tanti personaggi. Con assai ben caratterizzata
la gran parte dei maschili (anche quelli di breve apparizione, come il commesso
Philip Donovan; o, nel caso del medico Costa, per sottolinearne la crisi di
coscienza avendo in gioventù aderito al fascismo; o il giovane Adelmo, trattato
con tenerezza), salvo il marchese, dilapidatore del proprio patrimonio e autentico
inetto; e il fattore ladro: personaggi costruiti un po’ secondo schemi consolidati.
Ma ancora meglio si presenta la componente femminile, anche in chi è solo una comparsa (come nel caso della serva del fattore). Tra i quali si impongono non solo le due donne forti quali Giulia e Anita, che da ragazze si compensavano (Giulia con la sua concretezza, Anita con la sua «profondità dello spirito»; e, per altro aspetto, proprio anche la stessa Assunta), ma anche Adelaide, la marchesina che, orfana di madre ma ancor più di un padre incapace e assente, con tenacia ricostruisce la propria vita e insieme il destino del borgo.
Ne viene quello che in passato si sarebbe definito «un romanzone» (non vi
mancano agnizione e lieto fine), e però di qualità. Per la scrittura piana, comunicativa. E per le modalità di gestione dei passaggi per via associativa dal presente al passato, guidati dai luoghi che l’attuale Mrs Giulia Masca viene rivisitando, riaprendole ricordi e persone, che l’autrice recupera in primo piano accompagnandoli in quanto è accaduto negli anni passati.
Ed è in questo ripercorrere il tempo che si ha qualche frenata: là ove il racconto degli avvenimenti, anziché venire dal mondo di quei personaggi, è depositato dall’esterno a completamento del quadro.

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