Riconciliazione

Gli amici di Cultweek mi hanno coinvolto in un giochino di fine anno. Si tratta di individuare una cosa da portare nel 2020 e una cosa da lasciare indietro. L’ho presa molto sul serio, ma d’altronde quello che si chiude è stato un anno complicato.

Di seguito il mio contributo.

RICONCILIAZIONE

Una cosa da tenere.

Berlino, giovedì 25 aprile, presentazione di Bella ciao, che è la versione tedesca del mio Destino. Ripeto: 25 aprile, Berlino, Bella ciao. Coincidenze che, in un romanzo, sarebbero effettacci da quattro soldi, roba che un editor segnerebbe con la matita rossoblù, ma la vita se ne infischia della Letteratura.

La sala è piena. Traduzione simultanea, calici di vino rosso, pile di libri. Per loro è un giovedì sera qualunque, la settimana lavorativa quasi finita, un po’ di svago intelligente. Per me è il 25 aprile. Così racconto della Benedicta. Ha il suo bello spazio, nel romanzo. «Il più grande eccidio di partigiani della storia italiana» dico. Entro nei dettagli. Immagino che la traduzione simultanea spari nelle orecchie dei presenti parole come rastrellamento e fossa comune. Intanto io penso Berlino e 25 aprile. Mi trema la voce, ma vado avanti.

Alla fine della serata si avvicina un uomo. Intorno ai cinquanta, suppergiù la mia età. «A mio padre sarebbe piaciuto questo incontro» dice. Capisco che il padre è morto. «Era un soldato della Wehrmacht» aggiunge, e io sento tutto il coraggio che gli ci vuole, in un giovedì sera di fine aprile, profumo di fiori e l’aria tiepida di un’estate che arriva anzitempo, per prendere la vita di suo padre e depositarla nelle mani di un’estranea. «Voleva la riconciliazione» conclude. Ha un bell’italiano, dice proprio così: riconciliazione. Pace, dopo tanta guerra. Quella parola me la porto dietro, me la tengo stretta.

 

Una cosa da lasciare.
Anche mio padre è morto, a ottobre. E’ stato un anno feroce. Scrivere è un modo per guardare le cose in faccia, stanarle, affrontarle e poi lasciarle andare e io vorrei lasciarlo tutto, questo 2019 senza pietà. Per questo scrivo. Per questo ne scrivo.

E allora anche una breve nota, a darle spago, potrebbe diventare una lunga storia di padri perduti e eredità pesanti. O di riconciliazione, chissà. Quando cominci a scrivere, a scrivere onestamente, non sai cosa ti aspetta.

 

 

Un pensiero su “Riconciliazione

  1. Pingback: "Voleva la riconciliazione" - una parola da salvare - Schöneberger Blog

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