Di luce propria in frammenti e immagini/2

Quando il padrone entrò nella sala dove gli orfani attendevano schierati spalla a spalla, fuori pioveva col vento. Davanti al tavolo del preposto l’acqua gocciolava dai ricci alla barba, alle spalle, alla pancia, alla punta degli scarponi, alla pozza sul marmo. Sembrava un orco.

«I più grandi niente sussidio» disse il preposto.

«Che m’importa del sussidio! Mi serve un assistente, mica la carità, perdio!»

Sembrava Barbablù.

Degli altri due spanne più alto, Antonio teneva gli occhi sulla pozza che si allargava, ploc, ploc, gli stivali con il segno del bagnato, ploc, ploc, ploc. “Mi toccherà asciugare” pensava. Invece era stato scelto.

«Lui?» domandò il preposto.

Lui. Così è la vita.

Un frammento e un’immagine per raccontare Di luce propria.

Qui ancora uno scatto dell’immenso Jacob Riis (1849-1914).

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