L’Esame di Stato al tempo del Covid

Per La Stampa (Piemonte e Valle d’Aosta) del 14 giugno 2021 ho scritto questa riflessione sullo strano Esame di Stato che tocca ai maturandi 2021.

Ci risiamo, e di nuovo spiace questa Maturità in minore. Niente toto-autore, niente vaticinio sulla seconda prova, niente temi svolti sui quotidiani, il giorno appresso, da esperti di gran nome. E siccome il D-Day non è uguale per tutti, niente “notte prima degli esami”. Notti, semmai, ma non è la stessa cosa. A questo giro, i colloqui si snocciolano al ritmo di comuni interrogazioni, solo un po’ più lunghe. Un’oretta, minuto più minuto meno. E mettici dentro la discussione dell’Elaborato (argomento assegnato dai docenti, consegnato settimane fa), e mettici la relazione sull’alternanza scuola-lavoro (“PCTO”, che nervi gli acronimi), e mettici pure Educazione Civica, e vedi tu a cosa si riduce il glorioso rito di passaggio all’età adulta che ancora infesta gli incubi di noi diplomati pre-Covid.

Facile o difficile non è il punto. In anni come questo, tra aule fisiche con la mascherina e aule virtuali col pigiama, saltano i parametri di giudizio. E chi porta casa Cento non ha avuto la strada spianata dal Ministero ma dimostra, semmai, costanza, determinazione, capacità di adattamento. Cose che hanno molto a che fare con l’essere maturi.

Il punto è un altro, ossia quel che gli esaminandi si perdono. Due cose, secondo me. La prima più generale, filosofica diciamo, ossia l’incertezza. Non sosterranno prove che ignoti, lontani, hanno formulato nelle segrete stanze del Ministero. Non sosterranno lo sguardo di famigerati commissari esterni. Non avranno, insomma, il loro bravo corpo a corpo con la fortuna, in senso etimologico, la “fors” latina, cioè il “caso”. Perché uno tende a pensare che l’Esame di Stato sia il momento in cui si certificano competenze acquisite nei precedenti tredici anni di scuola, ma non è vero. La Maturità è piuttosto uno di quei momenti in cui capisci come gira il mondo, come le cose siano figlie del caso. Come, per dirla con Machiavelli, “la fortuna sia arbitra di metà delle azioni nostre”, e che sta a te “governare l’altra metà”, ossia cavarti dagli impicci. Il giorno della Maturità lo impari di sicuro. In tanti anni di scuola, forse è il giorno in cui impari di più.

L’altra cosa che si perderanno i maturandi 2021 sono gli scritti in presenza e a me qui interessa quello di Italiano. Si sono allenati per anni. Li abbiamo allenati, per anni, con un unico scopo: padroneggiare la lingua scritta. Grande conquista della nostra specie, ché animali parlanti esistono, ma scriventi siamo solo noi. Pensateci, se mai vi venisse in mente di cogliere l’occasione e liberarvi del tema definitivamente. Pensate non solo al fatto che il mondo, là fuori, è pieno di relazioni da scrivere, memorandum, offerte commerciali, mail di sollecito, richieste di chiarimento, e quindi è meglio essere pronti a maneggiare connettivi, consecutio e punteggiatura. Pensate soprattutto che non avremmo storia senza scrittura e che chi sa scrivere sa pensare. Meglio, di più: chi sa scrivere dimostra di saper pensare. Infine considerate questi due fatti: il caso e la scrittura. Perché questo è il tema di Maturità. Mettere nero su bianco il tuo punto di vista riguardo a un argomento che il destino ti ha assegnato. E per “governare la fortuna”, per cavarti dall’impiccio, hai solo una manciata di ore. 

Poi quando, la testa sul foglio, la bottiglietta dell’acqua intiepidita e il vocabolario aperto come un porto nella tempesta, quando la nebbia si dirada, e il pensiero si fa “scaletta”, e la “scaletta”, abbozzo, e l’abbozzo, avvio, e i paragrafi prendono ad annodarsi l’uno all’altro e le idee cominciano a rampollare, ad aprire strade, a illuminare oscurità, e tu non sai più che se a generarle, le idee, è il cervello o la mano che corre, ecco, in quel preciso momento in cui il miracolo della scrittura – puntuale, salvifico – si ripete, tu, ragazzo, sei pronto. Per il mondo là fuori, intendo. Hai imparato quel che ti serve sapere: che l’incertezza minaccia gli umani. Che gli umani, però, sono pieni di risorse.

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