letteratura? non è un lavoro da donne

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La letteratura non è un lavoro da donne, disse Robert Southey, poeta laureato e mezzo parente di Coleridge, a Charlotte Bronte. Tutti i dettagli nella sesta puntata del mio Manuale per scrittori di successo, qui sotto e naturalmente su Cultweek.

Il 29 dicembre 1836 Charlotte Brontë ventenne imbusta un fascio di sue poesie, acclude una lettera di accompagnamento, raggiunge l’ufficio postale dell’oscuro borgo in cui vive e spedisce il plico a Robert Southey, poeta laureato e mezzo parente di Coleridge. La giovane chiede un parere e un paio di mesi dopo Southey le risponde cortese, ma secco: «La letteratura non può essere impegno femminile, non lo dovrebbe essere. Intenta a disimpegnare i doveri del suo stato (her proper duties), non potrà dedicarsi allo scrivere, anche solo come evasione e passatempo». Sono buoni i testi di Charlotte? Sono una schifezza? Non importa: la letteratura non è un lavoro da donne. Continua a leggere “letteratura? non è un lavoro da donne”

Di Marquez e dei romanzi benintenzionati

Di seguito, la quarta puntata del mio Manuale per scrittori di successo (su Cultweek). Questa volta tocca al grande, grandissimo Gabriel Garcia Marquez.

Messico 1965. Sulla strada per Acapulco il trentottenne reporter colombiano Gabriel Garcia Marquez, primogenito di sedici figli, appassionato di cinema, amico di Fidel Castro e per questo sorvegliato dalla CIA, ferma improvvisamente la sua Opel, guarda negli occhi la moglie Mercedes, intercetta nello specchietto retrovisore gli sguardi stupefatti dei figli Rodrigo e Gonzalo e dice: «Niente mare, ci andiamo l’anno prossimo, mi spiace». Poi rimette in moto, fa inversione, torna indietro, si chiude in casa e scrive Cent’anni di solitudine.

Così la leggenda. Mercedes intanto si occupa della parte pratica: affitto, spesa, scuola (qualcuno dovrà ben farlo). E se le 378 pagine di questa straordinaria saga familiare, a leggerle tutte, vi sono sembrate tante, sappiate comunque che è più breve di quanto Gabo aveva progettato: «Ho dovuto eliminare un’intera generazione perché non avevo soldi – dichiarerà molti anni dopo in una bella intervista a Rodolfo Braceli – Mi accorsi che con quel libro non riuscivamo a reggere oltre, perché la casa ci stava crollando addosso. Mia moglie Mercedes stava diventando matta: diciotto mesi incollato alla sedia. Ci impegnammo perfino la macchina, tutto. Doveva soldi perfino al prete».

Santa Mercedes! E mica solo per quei diciotto mesi di minestre allungate e rammendi. Santa proprio per la Fede: il suo giovane e fascinoso marito aveva sì già scritto cinque libri, ma quei romanzi non li aveva letti quasi nessuno. Cent’anni di solitudine comunque piacque assai a un editore argentino. «Ne tiriamo ottomila copie», sentenziò. Questo è matto, devono aver pensato i coniugi Marquez, visto che i libri precedenti non avevano superato le settecento. Ma aveva ragione lui: in capo a una settimana, a Buenos Aires, di Cent’anni di solitudine non se ne trovava più una copia. Il resto è storia della letteratura. Continua a leggere “Di Marquez e dei romanzi benintenzionati”

ripassate, per favore

Fitzgerald mare

Qui sopra Francis Scott e Zelda Fitzgerald a Myrtle Beach, nel giugno del 1937. Ma ci va in vacanza lo scrittore di successo? Per chi si fosse perso qualche episodio, ecco qui un riassuntino delle puntate precedenti. Il mio manuale per scrittori di successo lo trovate tutto intero su Cultweek

Ma ci va in vacanza lo scrittore di successo? Con argomenti inoppugnabili Natalino Balasso è convinto di sì (guardatelo, dura solo due minuti). Sentiamoci quindi autorizzati a far le valigie, che se ne riparla a settembre.

Se però qualcuno provasse un certo senso di colpa a mollare tutto (i sensi di colpa sono frequenti negli scrittori di successo), ecco un riassuntino delle puntate precedenti, così in ferie ripassate. 
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vedete di nascere in provincia

Paolo ConteQuinta puntata del mio Manuale per scrittori di successo (su Cultweek qui, con i video e tutto quel che serve). Che c’entra Paolo Conte? Se ve lo state domandando, vuol dire che non ci siamo…

Il quinto segreto del successo l’ho scoperto nella piazza d’armi della Cittadella di Alessandria la sera del 9 luglio 2010. Buio torrido, zanzare feroci. Laggiù, la conchiglia scintillante del palco su cui Paolo Conte si esibisce con i suoi musicisti. Alla fine di un brano (Happy feet? Diavolo rosso?), il maestro fa un cenno, si alza in piedi, si sfila via dall’immenso pianoforte a coda, a passi incerti raggiunge il microfono ad asta montato al centro del tavolato e attacca Una giornata al mare (o Hemigway o Novecento). E io ho tre minuti circa per guardarmelo tutto intero. Continua a leggere “vedete di nascere in provincia”