in memoriam

Il mio ricordo di Mario Canepa su «La stampa» del 22 novembre 2020.

Quando eravamo ragazzi, Mario Canepa era già Mario Canepa. Il collezionista, l’esperto di arte, l’appassionato di jazz, l’amico di Paolo Conte. Noi invece eravamo pieni di boria. Volevamo portare l’arte in città. Arte contemporanea, nientemeno. Boria e buone intenzioni. Fondavamo cenacoli, promuovevamo sodalizi dai nomi oscuri e raffinati. Mostre, rassegne, musica, teatro, letteratura, tutto. Alcuni si sentivano perfino artisti. Un po’ di buon senso però l’avevamo, visto che chiedevamo consiglio a Mario. «L’arte, la cultura, capisci?». Noi. A lui. «Bisogna svecchiare. Fare cose nuove». Dicevamo “arte contemporanea” come uno stregone direbbe abracadabra. Mario Canepa faceva il suo mezzo sorriso. Non parlava granché, ma usava certi suoi poteri magici e in quattro e quattr’otto ti portava opere vere di artisti veri che aveva convinto a venire a esporre a Ovada. Per noi. Noi poveri provinciali. Che, anni dopo, le stesse cose le avremmo riviste a Milano, a Berlino e perfino a New York e avremmo detto: «Be’, io questo l’ho già visto. A Ovada. L’ha portato Mario Canepa».Faceva queste cose qui, Mario Canepa. Si metteva al servizio. Gli ovadesi lo sanno. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio parlare dei suoi libri fotografici. Non di foto fatte da lui: foto di Ovada fatte da altri. E, tra tutte, le immagini che il fotografo ovadese Leo Pola realizzò negli anni Cinquanta e Sessanta. La leggenda vuole che sia stato Mario Canepa, con il suo occhio allenato di appassionato d’arte, a riconoscerne il valore. Sono libri straordinari. Per la qualità delle immagini ma anche per il lavoro di scelta, taglio, impaginazione e montaggio che Mario Canepa ha fatto. Per come si è messo al servizio della bellezza. Cercateli, datemi retta, portatevi avanti. Sono certa che, prima o poi, un gallerista di Milano, di Berlino o perfino di New York dedicherà una mostra al fotografo ovadese Leo Pola e anche voi potrete dire: «Be’, io questo l’ho già visto. A Ovada. L’ha scoperto Mario Canepa». Io li sfoglio ogni volta che la scrittura s’ingarbuglia e trovo sempre un’immagine che coglie il senso di quel che vorrei dire. Li sfoglio e penso che l’arte sta dappertutto, la bellezza sta dappertutto, anche a Ovada, anche tra noi poveri provinciali, e che questo è il regalo che Mario Canepa mi ha fatto. E che mi dispiace, tanto, non averglielo potuto dire.

scrive Fruttero

Mi piace l’idea di onorare Carlo Fruttero pubblicando l’articolo che lui stesso scrisse alla scomparsa dell’amico Franco Lucentini. Si intitola «Con Lucentini aspettando Godot». E’ uscito nel 2002 su Tuttolibri, credo, ed ora chiude l’imperdibile volume “I ferri del mestiere“.

Scrive Fruttero: c’è stato un tempo, una quarantina di anni fa, in cui qualche amico di passaggio ci paragonava scherzosamente a Bouvard e Pécuchet. Ci vedeva lì fermi col mento in mano Continua a leggere “scrive Fruttero”

Pilier Bonatì

Il Dru – Les Drus, perchè sarebbero due, appaiati – somiglia alle montagne disegnate da bambini. Un triangolo isoscele acutissimo, un coltello che buca le nuvole.

Per vederlo da vicino non c’è bisogno di essere alpinisti. A metà agosto saliamo sul treno a cremagliera che dalla stazioncina liberty di Chamonix arriva fino a Montenvers. Continua a leggere “Pilier Bonatì”

Restiamo umani – Vittorio Arrigoni Premio Speciale Rachel Corrie 2010

In questa giornata così triste desidero ricordare Vittorio Arrigoni, il pacifista assassinato questa notte a Gaza. Nell’ottobre 2010 il Centro Pace, nell’ambito della quinta edizione del Premio Testimone di Pace, gli conferì il Premio Speciale “Rachel Corrie”.

Vittorio non partecipò alla premiazione. Troppo rischioso lasciare Gaza, ci disse. Il rischio era – uscendo dalla Palestina – che non lo facessero rientrare. Continua a leggere “Restiamo umani – Vittorio Arrigoni Premio Speciale Rachel Corrie 2010”