Le buone torte di Anthony Trollope

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Questo articolo è uscito su Cultweek qualche giorno fa, con il titolo “Manuale per scrittori di successo”.

Nel 1866 lo scrittore Anthony Trollope, i cui romanzi si vendono benissimo, va in crisi. Qual è il segreto del successo? I suoi libri funzionano perchè sono buoni o perchè sulla copertina c’è scritto Anthony Trollope? Non ci dorme la notte.

Ma chissenefrega, direbbe uno scrittore italiano, ma Trollope è inglese. Per togliersi il dubbio, scrive il romanzo Nina Balatka, storia a suo dire ben congegnata, e lo pubblica in forma anonima. Ai critici piace. Vendite, pochine. L’anno successivo rilancia con l’anonimo Linda Tressel. L’editore fa due conti, poi, per dirla con l’elegante prosa trollopiana dell’autobiografia, «declinò il terzo tentativo».

Peccato. Avrei preferito il Lieto Fine, ossia: i Libri contano più dell’Autore. Peccato d’orgoglio, soprattutto: avendo solitamente un Ego abbastanza sviluppato, l’Autore vuole il successo per ciò che scrive (é) adesso, non per ciò che scrisse (fu) una volta. (C’è cascata pure l’immensa Rowling. Nel 2013 pubblica un giallo firmandolo Robert Galbraight. Bellino, dicono i critici, bellino per un esordio, ma il primo rendiconto è di 1500 copie e a quel punto Mrs. Rowling inghiotte l’orgoglio, si trasforma in uno scrittore italiano, convoca i giornalisti e fine della storia). Continua a leggere