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Libri al rogo? no grazie

Già son giornate piene di sconforto (turbamento nella versione Napolitano). In un contesto del genere, a farci indignare mancava giusto l’iniziativa dell’Assessore alla Cultura della Provincia di Venezia Speranzon, a quanto sembra intenzionato a far rimuovere dagli scaffali delle biblioteche provinciali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti. Continua a leggere


Figli e tabelline

Leviamoci subito ‘sto macigno: io non ho figli.

Giusto per mettere le mani avanti e anticipare l’obiezione che leggo negli occhi di chi ne ha messi al mondo. Obiezione che nel sollevarsi delle sopracciglia può  interpretarsi pressapoco così:

– ecché vuoi saperne te che NON hai figli?

Essendo però stata  “figlia” da quando sono al mondo, mi permetto la mia su una notiziola che La Stampa di oggi spara in prima, e che di suo starebbe in una riga:

“Compiti a casa, un tribunale canadese li cancella”.

Una riga meritevole però, secondo il quotidiano torinese, di ben due contributi l’un contro l’altro armati.

1) Il primo di Paola Mastrocola, in veste di “prof”, che potete leggere qui e che suona pressapoco come suonano di solito i suoi pezzi:

eh insomma, non sarebbe ora che questi scansafatiche si mettessero a studiare?!

Per inciso, di solito la quello che dice la Mastrocola è musica per le mie orecchie, essendo io poco preparata in pedagogia che non sia d’antan e vagamente torquemadiana (siamo nati per soffrire, no? e allora si cominci alle Elementari, che da piccoli si impara meglio!)

2) Il secondo di Elena Lowenthal, in veste di “mamma”, che trovate qui, e che fa un quadro gustoso dell’impatto devastante che i compiti dei figli hanno sulla vita famigliare. Titolo: “una tortura quotidiana”.

Da entrambi pezzi (più da quello della Lowenthal, ma traspare anche in quello della Mastrocola) si evince che è prassi comune che i genitori facciano i compiti con i figli e che i compiti siano pertanto un problema dei genitori fino ad un età non precisata ma avanzata (dalle tabelline a Foscolo superggiù).

Ora, non è che non me ne fossi accorta prima, avendo orecchiato le abitudini di amiche con prole (amiche soprattutto, gli amici maschi con figli per non sbagliare si occupano d’altro. E d’altronde il Calabresi che di tutta questa dinamica di genere deve essere evidentemente consapevole  non ha mica commissionato i commenti della notizia a uomini, no?).

Ma scriverlo proprio così, papale papale:

I GENITORI FANNO I COMPITI INSIEME AI FIGLI

scriverlo sul giornale, senza metter in dubbio la liceità della pratica, mi lascia perplessa.

A me sembra che i compiti siano – debbano essere – un problema dei soli bambini.

Che gli adulti di casa non debbano entrarci se non in casi di conclamata e drammatica inettitudine del pargolo.

Che se proprio devono entrarci che ci entrino sporadicamente, con un aiutino, una ripetizioncina, un suggerimento, non sostituendosi all’inetto nella risoluzione del problema o nell’ideazione del pensierino.

Che debbano entrarci solo un attimo prima che il pargolo venga bocciato, sperando di salvare il salvabile e perchè la mamma è sempre la mamma e non vogliamo che il pargolo pensi che non ci si prende cura di lui.

Che semmai spetti ai genitori rompere semplicemente le scatole perchè l’inetto si stacchi dalla play statione e li faccia, questi benedetti compiti.

Il lasciare i compiti ai figli mi pare abbia due lati positivi:

1) PER I PARGOLI: impareranno qualcosa DA SOLI, senza appoggiarsi alle figure di riferimento. Non vuol dire farsi i muscoli su qualcosa che è alla loro portata? Non vuol dire CRESCERE, questo?

2) PER I GENITORI: avranno un motivo in meno per lamentarsi.

Però io non ho figli, quindi …

Buon fine settimana a tutti!


Le belle storie che non fanno notizia

Sulla vicenda del peschereccio “Twenty Two” vi segnalo un mio contributo su Articolo 21.

Potete leggerlo qui


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