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ripassate, per favore

Fitzgerald mare

Qui sopra Francis Scott e Zelda Fitzgerald a Myrtle Beach, nel giugno del 1937. Ma ci va in vacanza lo scrittore di successo? Per chi si fosse perso qualche episodio, ecco qui un riassuntino delle puntate precedenti. Il mio manuale per scrittori di successo lo trovate tutto intero su Cultweek

Ma ci va in vacanza lo scrittore di successo? Con argomenti inoppugnabili Natalino Balasso è convinto di sì (guardatelo, dura solo due minuti). Sentiamoci quindi autorizzati a far le valigie, che se ne riparla a settembre.

Se però qualcuno provasse un certo senso di colpa a mollare tutto (i sensi di colpa sono frequenti negli scrittori di successo), ecco un riassuntino delle puntate precedenti, così in ferie ripassate. 
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il fratello dentista di Elisabeth Strout

Ecco la seconda puntata del manuale per scrittori di successo, pubblicata su Cultweek qualche giorno fa (qui la prima puntata)

Febbraio 1990: i berlinesi impacchettano frammenti di Muro per i turisti, Occhetto imbastisce l’orazione funebre del PCI, Minghi e Mietta provano il duetto di Vattene amore sul palco dell’Ariston. Poco distante, a Genova, in via Balbi 6, Edoardo Sanguineti fa lezione sulle Ultime lettere di Iacopo Ortis. E’ ordinario di Letteratura Italiana, studioso di Dante, Boccaccio, Foscolo e Gozzano; animatore del Gruppo ’63; curatore di un’importante antologia della poesia italiana del ‘900, poeta da antologia lui stesso e fieramente marxista.

Siede al tavolo di un’auletta al primo piano. Giacca, cravatta, legnetto di liquirizia in bocca. La stanza è grande quanto uno studio piccolo. Rischi di non trovarla, se già non sai dov’è, ad esempio la prima volta che vieni a sentire il Professore: salendo col naso per aria lo scalone monumentale, gloria dei banchieri genovesi, facile che quell’anonima porticina tu la ignori. Dài, non sarà qui, vorrai mica che faccia lezione in uno sgabuzzino. E invece.

Febbraio, in via Balbi, è quasi estate. Oggi tocca a un passo rognosetto dell’Ortis. Per interpretarlo, il Professore utilizza una dichiarazione d’autore, tratta dalla Notizia Bibliografica inserita da Foscolo nell’edizione del 1816. Continua a leggere


La mia Damasco/1

Prendo il titolo da Radio Tre, e copio l’idea un po’ da Simonetta Bitasi (che ha sua volta ha preso l’idea da Nick Hornby) e un po’ da un libraio amico di Alessandria. Tempo fa sacrificò parte considerevole delle sue due piccole vetrine, concedendone una porzione ai clienti più affezionati: ciascuno poteva allestire – a turni di una settimana – la propria bibliotechina personale, scegliendo i libri che in un modo o nell’altro erano stati decisivi. Risultato? percorsi sorprendenti, accumuli pieni di senso, liste vertiginose (da far invidia al più famoso tra gli alessandrini).

Provo allora a metter giù la mia lista di libri del cuore e del cervello, in ordine assolutamente casuale. Un’unica regola: per qualche motivo, dopo averli letti, non è stata più la stessa cosa.

De Amicis, Cuore

La mia è stata un’infanzia segnata dal Piccolo Scrivano Fiorentino. Ne ho scritto anche qui. E da grande ho cercato di liberarmi dei fantasmi dedicando a questo gran libro terribile la tesi di laurea. Ma i fantasmi sono sempre lì.

Gozzano, Tutte le poesie

Ah, che scoperta, che meraviglia, che cattiveria! Per dire certe cose, a volte, non trovo in me altre parole che le sue.

Philip Roth, Pastorale Americana

Lo so che citarlo è scontato. Ma leggere dello Svedese, del padre dello Svedese, del fratello dello Svedese è un’esperienza unica. Nella ricchissima produzione di Roth  questo libro,  da solo, vale il Nobel che non ancora non gli hanno assegnato.

De Lillo, Underworld

Perchè Don De Lillo mi ha insegnato che non bisogna aver paura di niente, neanche di scrivere un romanzo che abbracci tutto.

Dumas, Il conte di Montecristo.

Letto da grande. Non c’è Mission Impossible o altro film d’azione che regga il confronto.

Tolstoj, Guerra e Pace

Perchè mi sembra che i quelli che più mi piacciono l’abbiano studiato per benino. Penso a Mann, a Saramago e perfino a Kafka. E poi Natascia ragazzina è ancora fresca come appena uscita dalla stamperia.

Grossman Vassili, Vita e destino

Perchè non ha avuto paura di scrivere di guerra e di pace dopo Tolstoy.

Grossman David, Il libro della grammatica interiore

Per il personaggio di Edna Blum, per la sua maternità negata, e per il sogno impossibile dell’amore puro che sta sospeso in ogni pagina.

Marquez, L’amore ai tempi del colera

Perchè  un cattivo recensore, di quelli che scrivono con trecento parole,  lo definirebbe un inno alla vita. Lo è davvero.

Strout, Olive Kitteridge

Il dialogo tra Olive e Jim ‘O Casey, l’amore impossibile tra i due, vale il libro. Sta nella categoria, per me, dell’ invidia pura.

Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

Il capitolo sulla morte del Principe di Salina, soprattutto, e poi l’immagine della pelle di Bendicò che plana nell’aria. Da brivido. Anche pensando alla cecità degli editori che lo rifiutarono.

Fruttero & Lucentini, La donna della domenica

E’ un libro semplice. Nel senso migliore del termine. Ho deciso di provare a scrivere solo dopo averlo letto. Più decisivo di così…

Fenoglio, Una questione privata.

Perchè mi ha insegnato che, nella vita e nella buona letteratura, è sempre una questione privata.

Saramago, La caverna

Scelgo La Caverna ma vale tutto Saramago.  Mi piace quando è lirico, quando è narrativo, quando è sapienziale e quando è filosofico. E quando riesce ad essere tutte le cose insieme.

Richler, La versione di Barney

Perchè mentre leggevo pregavo che non finisse mai. E non capita mica spesso.

Maggiani, La regina disadorna

Leggendolo capito che un libro imperfetto può essere comunque straordinariamente bello.

Celine, Morte a credito

Mi ha stupito e addolorato. E’ una di quelle letture da cui, come direbbe Marinetti, scopri che siamo solo «carne piangente».

Busi, Seminario sulla gioventù

Perchè per me Busi è un po’ il Celine italiano.

Cunningham, Le ore

Mi ha fatto scoprire che per la buona letteratura ogni oggetto è buono. Persino altra letteratura.

Mc Carthy, La strada

Perchè dopo averlo letto ho capito che i fiumi di parole sulla letteratura di genere sono solo chiacchiere senza senso.

Agota Kristoff, Trilogia della città di K

Non ricordo il motivo, ma è uno dei pochi libri che ho letto veramente indimenticabili.

Calvino, Lezioni Americane

Per la lezione sulla molteplicità, che certi giorni mi sembra davvero un viatico.

….segue


Do your work

Grama la vita dell’autore pubblicato dall’editore minuscolo, artigianale, provinciale, non distribuito, senza santi in paradiso (ma neanche diavoli all’inferno, nemmeno quelli), senza agganci con la stampa, senza agende gonfie di numeri di telefono privati, senza fogli Exel traboccanti di indirizzi, senza potenza nei giochi dei premi letterari, senza niente, senza senza: onestissimo, l’editore minuscolo, santissimo, buonissimo, cordialissimo; e gentilissimo, e piissimo, e finissimo nei gusti e nelle scelte, e meraviglioso nell’amore per l’autore – amore senza costrutto, tuttavia, amore che non esita in viaggi di nozze nelle cattedrali della Letteratura, amore che si riduce al quartierino di casa, alle due stanze polverose, agli scatoloni pieni di copie, in gran copia, ammucchiati lungo le pareti.

Ma più grama la vita dell’autore pubblicato dall’editore industriale, ultrapotente, dominante, canonizzante, monopolista, governativo: e che tuttavia per quest’anno ha scelto, l’editore, per questo mese ha scelto, per questo giorno ha scelto, per questo minuto secondo ha scelto che l’autore-boom, che l’autore da canonizzare, che l’autore da far premiare e riverire, che l’autore da televisivizzare, che l’autore da festivalizzare, che l’autore da portare a spasso accompagnato da editor e segretarie dell’editor e addette stampa e consulenti – non sei tu. E intanto passa il minuto secondo, passa il giorno, passa il mese, passa l’anno; e tu telefoni, e non ti risponde nessuno; e vai alle selezioni dei premi, a tue spese, e sempre un altro passa; e vuoi sapere come va, il libro tuo, e se vende, e come vende, e come mai Pacchiano non, e come mai D’Orrico non, e come mai la Littizzetto non, e come mai il Campiello non, e come mai lo Strega non; e niente, e no, e non ci hai risposte, e tutto svanisce lentamente, come una dissolvenza infinita, tutto diventa sempre più pallido, sempre più uguale, e tu telefoni, e tu scrivi, e non hai risposte, e non ti succede niente, niente, niente…

Ho postato questa bella Favoletta editoriale di Giulio Mozzi, perchè tratta con ironia e verità della “grama vita” dello scrittore.  Mi ha fatto tornare in mente una cosetta che ho letto sul Corriere qualche giorno fa, relativa alla corrispondenza tra Roberto Bolano, scrittore maiuscolo, e il giovane scrittore argentino Neuman Galan.

Scrive Bolano: «Carissimo Neuman, non ti preoccupare più dello strettamente necessario. Hai pubblicato il tuo libro. Ti hanno pagato. Sono uscite recensioni. Il libro si venderà o non si venderà. Questo è già qualcosa che non ti riguarda. Pensa a Nerval, godi dell’ amore dei tuoi genitori, della compagnia dei tuoi amici e dei libri in cui tutto è scritto. Completa una maledetta volta il romanzo (Sai quanto ci metteva Mozart a comporre un’ opera?). Arriverà il giorno in cui tutta la pubblicità che si farà sulla tua letteratura ti soffocherà o quanto meno ti annoierà solennemente. È una profezia». (Il pezzo completo – val la pena –  lo trovate qui)

Lo scrittore affermato dice insomma al (quasi) esordiente:

– Sei uno scrittore? Pensa (soprattutto) a scrivere.

«Do your work», sintetezzava Elisabeth Strout in un recente incontro alla Holden. Perchè il resto non conta, è chiacchiera, noia, dispersione di preziose enengie.

Credo che sia vero. Lo spero.


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