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La mia Damasco/2

Ancora a proposito del libraio  di cui al post Damasco/1. Oltre a far allestire  di tanto in tanto la vetrina ai lettori affezionati, avviò la pratica del “libro pagato”. Gemella, tra le brume alessandrine, alla solare pratica del “caffè pagato” partenopeo. Non so se al momento sia ancora in vigore, all’epoca funzionava più o meno così. Tu scegli un libro cui sei particolarmente legato e ne paghi regolarmente una copia. La copia resta in libreria, insieme agli altri volumi, senza alcun segno distintivo, per tutto il tempo necessario a che un qualsiasi acquirente, non importa se occasionale o affezionato, arriva a depositarla alla cassa. L’acquirente potrà a quel punto osservare il lieve tremar di sopracciglio del libraio, lo vedrà inforcare gli occhiali da vista, scartabellare tra i mille calepini entro cui miracolosamente il libraio si orienta e… sorpresa! Provvidenza, buona sorte o sincronicità che sia, il lettore si troverà il conto  saldato. Il tutto senza cartelli, pubblicità o squillar di trombe (siamo ad Alessandria, eh!). E senza valutazioni discrezionali circa la capacità patrimoniale del lettore, perchè un libro pagato è un dono prima del cuore e poi del portafoglio.

Certo bisogna fidarsi. Ma se funziona col caffè, perchè non coi libri? Io scelsi di farlo regalando Pastorale Americana, e so per certo – ah il bello della provincia! saper tutto di tutti – che il fortunello lettore, innamoratosi del Roth, s’è poi fatto tutta una cultura rothiana.

Bon, proseguo allora l’elenco dei romanzi per me decisivi. Gli ultimi quattro:

Sterne, Vita e opinioni di Tristram Shandy Gentiluomo.

Lì ho capito che cos’era il romanzo prima della normalizzazione ottocentesca. E anche i motivi – buoni e cattivi – della normalizzazione.

Mc Court, Le ceneri di Angela

Perchè  ha saputo raccontarmi quanto possa essere doloroso scegliere di diventare grandi.

Mann, La montagna incantata

La donna dagli occhi chirghisi. L’amore. Proprio come ci si innamora. L’amore come lo racconta Mann, pochi altri.

Bulgakov, Il Maestro e Margherita

Non mi ricordo la prima volta che l’ho letto. Mi ricordo però la seconda, e la terza, e la quarta. Sai quando ti dicono che il romanzo è morto? Ecco, basta leggere Il Maestro e Margherita per capire quanto sia mal posta la domanda.

Simenon, I fantasmi del cappellaio

Preferisco i non-Maigret. Mi hanno sempre fatto pensare che per certi scrittori scrivere sia come respirare. Naturale. Indispensabile. Maigret, pur sommo personaggio, non mi è mai parso  indispensabile a Simenon.

Morante, La storia

In qualche modo che non so bene spiegare, mi ha insegnato che nella scrittura ci vuole coraggio. E che l’unico orizzonte d’attesa che lo scrittore deve soddisfare è il proprio.


La mia Damasco/1

Prendo il titolo da Radio Tre, e copio l’idea un po’ da Simonetta Bitasi (che ha sua volta ha preso l’idea da Nick Hornby) e un po’ da un libraio amico di Alessandria. Tempo fa sacrificò parte considerevole delle sue due piccole vetrine, concedendone una porzione ai clienti più affezionati: ciascuno poteva allestire – a turni di una settimana – la propria bibliotechina personale, scegliendo i libri che in un modo o nell’altro erano stati decisivi. Risultato? percorsi sorprendenti, accumuli pieni di senso, liste vertiginose (da far invidia al più famoso tra gli alessandrini).

Provo allora a metter giù la mia lista di libri del cuore e del cervello, in ordine assolutamente casuale. Un’unica regola: per qualche motivo, dopo averli letti, non è stata più la stessa cosa.

De Amicis, Cuore

La mia è stata un’infanzia segnata dal Piccolo Scrivano Fiorentino. Ne ho scritto anche qui. E da grande ho cercato di liberarmi dei fantasmi dedicando a questo gran libro terribile la tesi di laurea. Ma i fantasmi sono sempre lì.

Gozzano, Tutte le poesie

Ah, che scoperta, che meraviglia, che cattiveria! Per dire certe cose, a volte, non trovo in me altre parole che le sue.

Philip Roth, Pastorale Americana

Lo so che citarlo è scontato. Ma leggere dello Svedese, del padre dello Svedese, del fratello dello Svedese è un’esperienza unica. Nella ricchissima produzione di Roth  questo libro,  da solo, vale il Nobel che non ancora non gli hanno assegnato.

De Lillo, Underworld

Perchè Don De Lillo mi ha insegnato che non bisogna aver paura di niente, neanche di scrivere un romanzo che abbracci tutto.

Dumas, Il conte di Montecristo.

Letto da grande. Non c’è Mission Impossible o altro film d’azione che regga il confronto.

Tolstoj, Guerra e Pace

Perchè mi sembra che i quelli che più mi piacciono l’abbiano studiato per benino. Penso a Mann, a Saramago e perfino a Kafka. E poi Natascia ragazzina è ancora fresca come appena uscita dalla stamperia.

Grossman Vassili, Vita e destino

Perchè non ha avuto paura di scrivere di guerra e di pace dopo Tolstoy.

Grossman David, Il libro della grammatica interiore

Per il personaggio di Edna Blum, per la sua maternità negata, e per il sogno impossibile dell’amore puro che sta sospeso in ogni pagina.

Marquez, L’amore ai tempi del colera

Perchè  un cattivo recensore, di quelli che scrivono con trecento parole,  lo definirebbe un inno alla vita. Lo è davvero.

Strout, Olive Kitteridge

Il dialogo tra Olive e Jim ‘O Casey, l’amore impossibile tra i due, vale il libro. Sta nella categoria, per me, dell’ invidia pura.

Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

Il capitolo sulla morte del Principe di Salina, soprattutto, e poi l’immagine della pelle di Bendicò che plana nell’aria. Da brivido. Anche pensando alla cecità degli editori che lo rifiutarono.

Fruttero & Lucentini, La donna della domenica

E’ un libro semplice. Nel senso migliore del termine. Ho deciso di provare a scrivere solo dopo averlo letto. Più decisivo di così…

Fenoglio, Una questione privata.

Perchè mi ha insegnato che, nella vita e nella buona letteratura, è sempre una questione privata.

Saramago, La caverna

Scelgo La Caverna ma vale tutto Saramago.  Mi piace quando è lirico, quando è narrativo, quando è sapienziale e quando è filosofico. E quando riesce ad essere tutte le cose insieme.

Richler, La versione di Barney

Perchè mentre leggevo pregavo che non finisse mai. E non capita mica spesso.

Maggiani, La regina disadorna

Leggendolo capito che un libro imperfetto può essere comunque straordinariamente bello.

Celine, Morte a credito

Mi ha stupito e addolorato. E’ una di quelle letture da cui, come direbbe Marinetti, scopri che siamo solo «carne piangente».

Busi, Seminario sulla gioventù

Perchè per me Busi è un po’ il Celine italiano.

Cunningham, Le ore

Mi ha fatto scoprire che per la buona letteratura ogni oggetto è buono. Persino altra letteratura.

Mc Carthy, La strada

Perchè dopo averlo letto ho capito che i fiumi di parole sulla letteratura di genere sono solo chiacchiere senza senso.

Agota Kristoff, Trilogia della città di K

Non ricordo il motivo, ma è uno dei pochi libri che ho letto veramente indimenticabili.

Calvino, Lezioni Americane

Per la lezione sulla molteplicità, che certi giorni mi sembra davvero un viatico.

….segue


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