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Do your work

Grama la vita dell’autore pubblicato dall’editore minuscolo, artigianale, provinciale, non distribuito, senza santi in paradiso (ma neanche diavoli all’inferno, nemmeno quelli), senza agganci con la stampa, senza agende gonfie di numeri di telefono privati, senza fogli Exel traboccanti di indirizzi, senza potenza nei giochi dei premi letterari, senza niente, senza senza: onestissimo, l’editore minuscolo, santissimo, buonissimo, cordialissimo; e gentilissimo, e piissimo, e finissimo nei gusti e nelle scelte, e meraviglioso nell’amore per l’autore – amore senza costrutto, tuttavia, amore che non esita in viaggi di nozze nelle cattedrali della Letteratura, amore che si riduce al quartierino di casa, alle due stanze polverose, agli scatoloni pieni di copie, in gran copia, ammucchiati lungo le pareti.

Ma più grama la vita dell’autore pubblicato dall’editore industriale, ultrapotente, dominante, canonizzante, monopolista, governativo: e che tuttavia per quest’anno ha scelto, l’editore, per questo mese ha scelto, per questo giorno ha scelto, per questo minuto secondo ha scelto che l’autore-boom, che l’autore da canonizzare, che l’autore da far premiare e riverire, che l’autore da televisivizzare, che l’autore da festivalizzare, che l’autore da portare a spasso accompagnato da editor e segretarie dell’editor e addette stampa e consulenti – non sei tu. E intanto passa il minuto secondo, passa il giorno, passa il mese, passa l’anno; e tu telefoni, e non ti risponde nessuno; e vai alle selezioni dei premi, a tue spese, e sempre un altro passa; e vuoi sapere come va, il libro tuo, e se vende, e come vende, e come mai Pacchiano non, e come mai D’Orrico non, e come mai la Littizzetto non, e come mai il Campiello non, e come mai lo Strega non; e niente, e no, e non ci hai risposte, e tutto svanisce lentamente, come una dissolvenza infinita, tutto diventa sempre più pallido, sempre più uguale, e tu telefoni, e tu scrivi, e non hai risposte, e non ti succede niente, niente, niente…

Ho postato questa bella Favoletta editoriale di Giulio Mozzi, perchè tratta con ironia e verità della “grama vita” dello scrittore.  Mi ha fatto tornare in mente una cosetta che ho letto sul Corriere qualche giorno fa, relativa alla corrispondenza tra Roberto Bolano, scrittore maiuscolo, e il giovane scrittore argentino Neuman Galan.

Scrive Bolano: «Carissimo Neuman, non ti preoccupare più dello strettamente necessario. Hai pubblicato il tuo libro. Ti hanno pagato. Sono uscite recensioni. Il libro si venderà o non si venderà. Questo è già qualcosa che non ti riguarda. Pensa a Nerval, godi dell’ amore dei tuoi genitori, della compagnia dei tuoi amici e dei libri in cui tutto è scritto. Completa una maledetta volta il romanzo (Sai quanto ci metteva Mozart a comporre un’ opera?). Arriverà il giorno in cui tutta la pubblicità che si farà sulla tua letteratura ti soffocherà o quanto meno ti annoierà solennemente. È una profezia». (Il pezzo completo – val la pena –  lo trovate qui)

Lo scrittore affermato dice insomma al (quasi) esordiente:

– Sei uno scrittore? Pensa (soprattutto) a scrivere.

«Do your work», sintetezzava Elisabeth Strout in un recente incontro alla Holden. Perchè il resto non conta, è chiacchiera, noia, dispersione di preziose enengie.

Credo che sia vero. Lo spero.


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