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roba da donne?

Ho scritto questo pezzo per Letteratitudine

Molti anni fa la mia cara amica Anna mi telefonò entusiasta. In quei giorni leggeva Pastorale Americana, che io avevo appena finito: «Lo Svedese sono io! – mi disse – Com’è possibile? Come fa quest’uomo a sapere tante cose di me?».
Quest’uomo è l’autore del romanzo, Philip Roth e lo Svedese è il suo protagonista, Seymour Levov, nato a Newark in una famiglia di ebrei immigrati, fabbricante di guanti, padre di un’adolescente balbuziente e contestatrice che nel 1968 mette una bomba in un ufficio postale. La mia amica Anna invece è nata negli anni Settanta sulle colline intorno a Santo Stefano Belbo, poi ha fatto il liceo, l’università, si è sposata e adesso ha un bambino delizioso. Cosa c’entra, lei, con lo Svedese? Eppure non dubito della sua sincerità: leggendo, anch’io sono stata lo Svedese, e anche Merry (la figlia) e Jerry (il fratello, cardiologo di successo) e persino Dawn (la prima moglie, cattolica irlandese e già Miss New Jersey). Allora: come diavolo fa Philip Roth a conoscerci, me e Anna, così bene? Continua a leggere


chi sa scrivere

Cerca. Benissimo, dunque. Cerca. Fa’ come dicono gli studenti: buttati! Professoressa bianca, single, di origine francese, educata a Parigi, laureata a Yale, ottima posizione accademica, residente Massachusetts, giovane, minuta, femminile, attraente, cerca…? E adesso parla chiaro. Non fingere di non vedere chi sei e non fingere di non sapere cosa cerchi. Una donna straordinaria, brillante, iperorgasmica cerca… cerca… cerca in modo specifico e senza compromessi… cosa?

Ora scriveva impetuosamente.

Uomo maturo con la spina dorsale. Senza legami. Indipendente. Spiritoso. Vivace. Spavaldo. Schietto. Colto. Spirito satirico. Fascino. Conoscenza e amore per i grandi libri. Forbito e senza peli sulla lingua. Fisicamente in forma. Uno e settanta, uno e settantacinque. Aspetto mediterraneo. Occhi verdi preferiti. Età senza importanza. Ma deve essere un intellettuale. Capelli grigi accettabili, desiderabili addirittura…

Philip Roth, La macchia umana, trad. di Vincenzo Mantovani.

 

Lei è Delphine Roux, uno dei personaggi femminili più riusciti di Roth, e in questo passo si prepara uno dei grandi colpi di scena del libro.

Giusto per ricordarsi come scrive chi sa scrivere.

 


incipit per Andrea

IL PRIMO, ITALIANO:

Per la fame. Siamo venuti giù per la fame. E perchè se no? Se non era per la fame restavamo là. Quello era il paese nostro. Perchè dovevamo venire qui? Lì eravamo sempre stati e lì stavano tutti i nostri parenti. Conoscevamo ogni ruga del posto e ogni pensiero dei vicini. Ogni pianta. Ogni canale. Chi ce lo faceva fare a venire fino qua?

Antonio Pennacchi, Canale Mussolini

IL SECONDO, MAGICO:

Negli ultimi anni, parlando dall’alto della propria autorità, durante un’intervista o una riunione di anziani cultori di storie e fumetti, Sam Clay amava affermare, a proposito della più famosa creazione sua e di Joe Kavalier, che un tempo, quando era ragazzo, isolato, legato mani e piedi in quel contenitore a tenuta d’aria noto come Brooklyn, New York, aveva avuto sogni ricorrenti su Harry Houdini. «Per me, Clark Kent in una cabina del telefono e Houdini in una cassa da imballaggio erano un’unica, identica cosa», discettava al WonderCon, all’Angouleme, o parlando col direttore di The Comics Journal.

Michael Chabon, Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay

Il TERZO, MAGNIFICO COME TUTTO IL LIBRO:

Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo.

Philip Roth. Pastorale Americana

(Grazie Andrea).


Questione di punti di vista

Leggo «Libertà» di Jonathan Franzen. Negandomi  risolutamente al profluvio di parole spese sulle pagine degli inserti culturali e in rete. Avendo apprezzato il precedente «Le correzioni», voglio evitare l’effetto alone del capolavoro/flop annunciato e farmi un’idea. Mia, possibilmente.

E l’idea è questa:  avercene. Continua a leggere


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