sulla Masnà: la recensione di Giovanni Pacchiano

Di seguito la recensione di Giovanni Pacchiano, pubblicata sull’ inserto «Saturno» de «Il Fatto Quotidiano» (3 febbraio 2012)

RAFFAELLA ROMAGNOLO (Casale Monferrato, 1971) non è nuova al mondo della narrativa. Qualche anno fa ha pubblicato un giallo, L’amante di città (Fratelli Frilli, 2007) che ci era molto piaciuto. Ma eccola, ora, tornare con un nuovo romanzo, La masnà (dialettale per «la bambina»), una grande saga familiare. Che è, assieme a una vicenda di decadenza, la storia dei mutamenti dell’Italia, dello spaesamento dei vecchi, delle fioche speranze dei giovani. Sicché, se il campione offerto è, in apparenza, di un mondo minimo, in esso aleggia lo spirito del tempo, quello che anima la grande narrativa Otto-Novecentesca. Siamo insomma di fronte a un romanzo che resterà, a una testimonianza delle tappe che ci hanno portato al nostro travagliato oggi. Eventi visti sulla pelle della povera gente, o della piccolissima borghesia: persone che da sempre sono nate per subire la Storia, sonnambuli, marionette.Pensiamo qui al nobile modello che è il Verga. Destino, vinti, povera gente, Storia indifferente al dolore. Ed è sofferta, appunto, la scelta iniziale di una delle tre protagoniste, la giovane contadina Emma Bonelli. Che (aprile 1935), sulle colline dell’Alto Monferrato, va in sposa molto controvoglia al ciabattino Eugenio, detto Genio. Zoppo, inetto, chiuso in se stesso, con un segreto svelato solo anni dopo la sua morte. Vittima di un padre-padrone, «il ferroviere», ma appartenente a una famiglia con parecchia terra: che ha bisogno di due braccia robuste in più ed è provvista di una grande casa a forma di L, chiamata da tutti «la casa dei Francesi» (si pensi, per analogia, alla verghiana «casa del nespolo»), perché qualcuno in passato aveva lavorato in Francia. Si leggano le prime 50 pagine: Emma va al matrimonio sull’auto dell’orrendo fascista cavalier Robino, che ha persuaso il padre di lei a vendergli per due lire un terreno, sul quale sa che passerà la ferrovia (e sta ben zitto!); le ambasce della ragazza; la trivialità del banchetto di nozze; l’orrore della prima notte con uno “straniero ” sposato per il tramite di un sensale; l’incombere di una suocera arcigna; infine, la nascita del primogenito, Mario. Sono pagine da antologia per intensità e capacità di penetrazione nell’animo della donna: Emma rimbocca le maniche, china la testa e va avanti sgobbando, giacché questa è la vita. Ma, al tempo della Resistenza, è lei a nascondere, nella casa dei Francesi, un giovane partigiano. Mentre, alla fine degli anni Sessanta, la figlia, Luciana, ricalca per certi versi la sorte della madre: è giovane, carina, viva d’animo; in un momento di prosperità per il Paese, ha un buon lavoro in una sartoria. E però accetta, con molte esitazioni, di perdere la libertà, sposando Franco Cermelli, nipote di un ristoratore e deciso ad aprire un suo ristorante. Lo farà, portando con sé Luciana, la piccola figlia Anna ed Emma in una cittadina del Basso Monferrato, mestamente abbandonata la casa dei Francesi alle cure domenicali dell’odioso Mario, che ha fatto carriera nelle ferrovie, e vive a Torino. Tuttavia, dopo molte fatiche e un raggiunto benessere, alla fine, nei duri anni Novanta, arrivano i guai, per Franco e per le sue donne. Le quali ultime, ridotte in ristrettezze dopo l’improvvisa morte del capofamiglia, si trovano ad affrontare, in più, un problema inaspettato. Che riguarda l’amato simbolo di un’identità poi spezzata che è la casa dei Francesi… Tocca alla giovane Anna, deposto il sogno di una carriera in università per cercarsi in fretta un lavoro, tentar di riscattare le sorti della famiglia. Ci riuscirà?
Il lettore avrà ben capito: è un romanzo di donne, coraggiose e valorose, le tre masnà, benché la lotta contro il Destino appaia impari. Gli uomini? Spavaldi o timidi, perentori o esitanti, ma sempre, di fondo, deboli.Mentre l’autrice sa occultare con sapienza la commozione (tanta) sotto il tono costantemente realistico-epico. Vogliamo ribadirlo: puro, meraviglioso Verga.

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